BREVE CRONACA DELLA LOTTA (NEO)ZAPATISTA

Come promesso, ecco un breve racconto per permettere a chi ci segue di capire il contesto in cui operiamo quest’anno. Siamo dunque di fronte a una nuova realtà, quella del Chiapas, una regione del sud-est messicano con la popolazione a maggioranza indigena, molto ricca di risorse naturali e per questo motivo da sempre in balia di una sequela di offese e usurpazioni. Da più di cinquecento anni le popolazioni che vivono da queste parti subiscono decisioni e azioni senza mai essere prese nemmeno in considerazione. Questi popoli hanno sofferto prima l’invasione dei “conquistadores”, con tentativi spesso riusciti di annientamento fisico e culturale poi, dopo l’indipendenza dal dominio coloniale spagnolo (1821), le politiche dittatoriali del governo e dei grandi latifondisti che in realtà non sono mai terminate anzi, sono continuanate anche dopo la rivoluzione guidata da Emiliano Zapata e Pancho Villa culminata con la nuova costituzione del 1917, e forse sono anche peggiorate con il passare del tempo visto che oggi gli abusi vengono programmati ed eseguiti in modo legale e “democratico” dall’Idra Capitalista.

Le popolazioni indigene del Chiapas non sono mai state interpellate in questioni che le riguardano molto da vicino, visto che si è sempre trattato della loro terra e delle loro tradizioni. Non hanno mai avuto una voce e un volto fino al 1 gennaio del 1994 quando la disperazione e l’indignazione le obbligò a impugnare le armi e insorgere, a “prepararsi a morire per vivere nell’unico modo che vale la pena ovvero con libertà, giustizia e democrazia”. Quel giorno nacque ufficialmente l’EZLN, Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, che in realtà si creò durante dieci anni di clandestinità fra la selva e le montagne chiapaneche. Venne dichiarata così la guerra alle politiche razziste e discriminatorie del governo messicano in concomitanza con l’entrata in vigore del Trattato di libero commercio fra il Messico gli Stati Uniti d’America e il Canada. Tramite la voce del Subcomandate Marcos e dei vari componenti della Comandancia, parlavano così per la prima volta in modo pubblico, davanti all’intera nazione e a tutto il mondo, migliaia di indigeni. Le loro richieste furono e lo sono ancora oggi: lavoro, terra, casa, alimentazione, salute, educazione, indipendenza, libertà, democrazia, giustizia e pace.

La risposta del governo a questa rivolta non fu delle migliori e praticamente si concretizzò nella militarizzazione del Chiapas. Pallottole e sangue. Iniziò così un periodo di guerriglia durante il quale l’EZLN non si arrese e non fu mai sconfitto nonostante gli innumerevoli tentativi dell’esercito e le calunnie diffuse dai media ufficiali del governo che li accusavano di narcotraffico e terrorismo. Convinto però, anche grazie alla pressione dalla società civile messicana, che le armi non rappresentavano la giusta via per un miglioramento delle loro condizioni di vita, l’EZLN iniziò un processo di dialogo con il governo che culminò nel 1996 con gli Accordi di San Andrés. In questi accordi il governo garantiva il riconoscimento dei diritti delle popolazioni indigene, cosa che in realtà non avvenne mai. Con l’esercito schierato è continuata la violenza feroce, come nel caso del massacro del villaggio di Acteal del 1997 dove vennero ammazzati 45 indigeni.
Diventò sempre più chiaro e lampante che il governo, nonostante nel corso degli anni cambiassero i presidenti, non aveva alcuna intenzione di riconoscere i diritti e la cultura indigena e gli zapatisti si resero conto che tutto il processo di dialogo fu inutile e di essere stati presi in giro per l’ennesima volta. Capirono che non importa quello che il governo firma perchè alla fine rimane sempre tutto incompiuto. In questo modo la classe politica non solo chiuse, per l’ennesima volta, la porta in faccia alle popolazioni indigene ma diede un colpo mortale alla soluzione pacifica e dialogata del conflitto. Da allora terminarono tutti i contatti da parte degli zapatisti con il “mal gobierno” del Messico e la lotta continuò con il riconoscimento unilaterale, da parte dell’EZLN, degli Accordi di San Andrés.

Iniziò così il processo di indipendenza e autonomia reale con la creazione prima dei municipi autonomi ribelli zapatisti e poi delle “Juntas de buen gobierno” nel 2003, sempre seguendo l’ideale del “mandar obedeciendo”, comandare obbedendo. Chi viene eletto e governa deve seguire le indicazioni del popolo che lo ha incaricato, altrimenti viene cacciato immediatamente. L’EZLN, in quanto esercito, si fece piano piano da parte per non influire troppo nelle decisioni democratiche delle autorità elette dal popolo zapatista, ma continuò a cercare appoggio economico per permettere alle comunità autonome di migliorare le condizioni di vita e avanzare con meno problemi nella costruzione dell’autonomia. 

Nel corso degli anni la lotta zapatista ha ricevuto attenzione e supporto da tutte le parti del mondo perchè nella loro lotta si riconobbero molte altre minoranze e molte associazioni civili. Ebbero luogo così i cosidetti incontri intergalattici, ovvero incontri degli zapatisti con la gente di tutto il mondo disposta a condividere la lotta, una lotta globale contro un sistema fatto di oppressione e basato solo sul profitto, incurante del popolo e dell’ambiente che ci circonda. Da ricordare sicuramente la marcia per la dignità indigena del 2001 che, dai villaggi del Chiapas, arrivò fino al palazzo del governo a Città del Messico, con una presenza massiccia di gente da tutte le parti del Messico e del pianeta. Anche dall’Italia ovviamente.

Grazie anche al supporto proveniente dall’esterno, dal 1994, sono migliorate le condizioni generali delle comunità indigene nel settore della politica sociale quindi educazione e sanità, con scuole e cliniche autonome. Anche dal punto di vista del lavoro, della proprietà della terra e quindi del cibo, ci sono stati sostanziali miglioramenti, visto che molti terreni sono stati recuperati e i vari grandi proprietari terrieri sono stati cacciati migliorando così la produzione e la commercializzazione di prodotti sempre più organici. Anche le donne, da sempre discriminate e escluse dalle decisioni, hanno guadagnato sempre più diritti e partecipano in modo attivo nelle discussioni centrali. Si tratta di un cammino lungo e tortuoso, pieno di imprevisti e minacce, che ancora oggi continua non senza difficoltà. C’è ancora molto da migliorare ma, senza dubbio ci sono stati netti progressi a partire da quel 1 gennaio del 1994. Non solo le popolazioni indigene sono cresciute, anche l’EZLN è avanzato. Coloro che erano bambini al tempo del “levantamiento” ora sono giovani uomini e donne, maturati in un contesto di resistenza e degna ribellione, con una formazione politica, tecnica e culturale che i genitori non avevano. C’è stato quindi un cambio generazionale che ha rinnovato l’organizzazione generale dell’EZLN, nuova linfa per continuare la lunga lotta. Nonostante gli attacchi militari dell’esercito e di gruppi paralimitari, politici, ideologici e economici del governo, l’EZLN e le comunità autonome zapatiste non sono state sconfitte anzi, hanno guadagnato sempre più spazio e coraggio.

Con la Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona del 2005, il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigena, la direzione politico/militare dell’EZLN, ha cercato di fare un ulteriore passo avanti. L’obiettivo fu quello di allargare sempre di più la lotta, coinvolgendo tutti i gruppi sociali attivi contro il sistema neoliberista e la globalizzazione dei grandi capitalisti che rendono tutto merce di scambio nel nome del profitto. Quel sistema che esclude, disprezza e cerca di eliminare non solo gli indigeni del Chiapas, ma molte altre persone. Per questo motivo i contadini lottano e si organizzano per riavere la loro terra, gli operai si battono per i loro diritti e perchè non si privatizzi il loro lavoro, i giovani studenti manifestano per un educazione vera, gratuita e libera per tutti, le donne non si lasciano trattare come oggetti, gli omosessuali, le lesbiche i transessuali non si lasciano deridere e maltrattare, i migranti cercano una nuova vita perchè costretti a farlo da guerre e violenze di ogni genere, e molti altri gruppi indigeni di tutto il mondo gridano il loro dolore e le loro sofferenze. Tutti in cerca di giustizia, libertà e democrazia, senza vendersi ne arrendersi.
Con questa Dichiarazione l’EZLN cerca sostegno per la propria lotta e dà supporto alle lotte degli altri, condividendo i problemi e imparare reciprocamente a risolverli, discutendo e mettendo in pratica le decisioni, un passo alla volta, cercando di costruire uno spazio politico di relazione comune. Da quella dichiarazione il movimento zapatista è cresciuto ulteriormente aprendosi al mondo e lasciandosi visitare e esplorare.

Non elenco tutti gli avvenimenti, altrimenti vi annoio. Magari lo farò nei prossimi post soprattutto descrivendo quelli più recenti, come la decisione del Congresso Nazionale Indigeno di candidare una donna indigena per le presidenziali del 2018. Cercherò sicuramente di raccontarvi come si vive realmente nelle comunità autonome e ribelli zapatiste, dove praticamente esiste un’autonomia de facto. La mia chiave d’accesso a questo mondo sarà la cooperativa di produttori di caffè Yachil, che fornisce caffè a Tatawelo, l’associazione che lo porta in Italia, che da anni sostiene in questo modo la lotta in questione. Come scritto nella Sesta Dichiarazione “…in Europa vi mandermo caffè delle cooperative zapatiste perchè possiate venderlo e così finanziare i nostri progetti di autonomia”. Visto che ho una stima immensa per questa lotta così farò, ma prima mi immergo in questo mondo ribelle, autonomo e orgoglioso, composto da uomini e donne, bambini e anziani, senza discriminazione di ogni genere, basato sul lavoro comunitario con sforzi e sacrifici, resistenza e ribellione, tutto frutto di una cultura antica, molto più reale della cultura del denaro che regola i nostri calendari e le nostre geografie.

A prestissimo, un abbraccio a chi legge. Jack.

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